Pietosa luna che i tuoi raggi invii
dall'aperta finestra al mio guanciale,
se sollevarmi dal mio duol desii,
prestami l'ale.
Stanca del mondo, pallida, appassita,
sulle piume distesa in ogni sera
a te mi volgo, e il tuo fulgor m'invita
alla preghiera.
A te mi volgo, e ti confido i santi
palpiti del mio core, o luna amica:
e tu conosci i miei segreti pianti,
che la nemica
gente volgar mai non ha visto, e mai
non vedrà fin che il sole il crin m'indori,
fin ch'io pudica de' tuoi casti rai
la luce onori.
Un altro duolo, un'altra rimembranza
daran vita al mio core e al mio pensiero,
e mi parrà la mia solinga stanza
un vasto impero.
Sarà nel volo dell'estro infinito
mio l'intero universo, e dei migliori
spirti d'ogni stagione e d'ogni lito,
de' bei cantori
d'Italia antica sentirò nell'alma
i dolci carmi, e l'ardimento e l'ira,
l'ira nemica de l'inerte calma,
l'ira che spira
pur da le tombe di quei sommi ognora
bersaglio all'onte di vulgar genia,
martiri del pensiero, afflitto ancora
da tirannia!
Concedi, o luna, ch'io ti voli appresso.